13 luglio 2009
Aggiornamenti
Ho ricominciato a guidare dopo 10 anni che non prendevo in mano la macchina.
Ho rivisto i "bambini", ora ragazzi adolescenti, che curavo quando 10 anni fa ero a Zurigo a lavorare come baby sitter.
Che shock! Sono passati 9 anni!
So che ho ancora dei contatti da tenere in conto per ritornare a lavorare in Cina.
E la cosa un po' mi rassicura.
Mi chiamano per fare altri colloqui di lavoro (come insegnante di inglese).
Faccio cose, vedo gente.
Il cielo è blu, e il mondo mi sorride.
Ma perchè allora mi sento come se al posto del cuore avessi un sasso?
E la risposta, ormai, si sa qual è.
Il tempo mi guarirà o mi farà semplicemente dimenticare del sasso?
E se non sarò più capace di trasformarlo questo sasso?
Che succederà?
05 luglio 2009
sospiro di sollievo. almeno per ora.
Ho sempre sostenuto che il lavoro ci rende schiavi, e non liberi come sosteneva qualcuno, ma mai come in questo momento occupare la mia mente ed alienarmi dai soliti pensieri mi rende un po' libera. Sto per essere risucchiata da sistema monetario.
20 giugno 2009
quando sarò vecchia
Richard: Se non la pianti fermo questo pulmino, è chiaro?
Nonno Edwin: ...E fermalo! Tanto non sto zitto – vaffanculo io dico quello che voglio! Ho ancora in culo il piombo nazista!
Richard: Anche il piombo nazista...
Nonno Edwin: Sei peggio di quegli stronzi di Villa Tramonto!
Frank: Che è successo a Villa Tramonto?
Sheryl: Frank, non dargli spago.
Nonno Edwin: Che è successo? Adesso te lo dico: gli pago il mensile? I soldi li prendono? E allora faccio quel cazzo che voglio!
Sheryl: Si è messo a sniffare eroina.
Frank: Come? Sniffavi eroina?
Nonno Edwin: Sono vecchio!
Frank: Ma quella roba ti uccide.
Nonno Edwin: Lo so, non sono scemo. E tu [Dwayne] stanne lontano, quando si è giovani è da pazzi farsi quella roba.
Frank: E tu, allora?
Nonno Edwin: "Io" che? Io sono vecchio, quando si è vecchi è da pazzi non farlo.
giorni
Mi son svegliata come al solito presto, giusto per dar l'impressione alla famiglia che non sono in uno stato vegetativo. Cerco di far uscire dalla bocca le parole buongiorno e buonanotte, anche se la mattina preferirei fare una doccia fredda piuttosto che dover parlare/vedere gente. In realtà son sempre stata così il mattino, ma ora pesa di più. Che cosa costa dire buongiorno? Nulla, ma perchè devo giustificarmi se il mattino non ho voglia di spiaccicare una parola? Parlando, spezzo il silenzio e l'incantesimo della notte. Con una sola parola sono di nuovo gettata in pasto al giorno e al tempo. E poi, di nuovo, un giorno uguale all'altro.
19 giugno 2009
...
Non riesco a descrivere come mi sono sentita. Triste e felice allo stesso tempo. Sconforto e speranza mi hanno assalito allo stesso identico modo.
Sono in balia degli eventi e senza la minima idea di cosa sia giusto e cosa invece non lo è. Con la sensazione di non aver combinato nulla, e che di questi nove anni non sia rimasto gran che se non una scatola di lettere, progetti e sogni fatti solo di inchiostro e carta. E adesso?
Si va avanti mi dite, ma dove cavolo devo andare?
Sì, sì passerà, sorrido, sono ottimista, bla bla bla.
16 giugno 2009
Dorian
MI STO ANNOIANDO. Nemmeno Oscar Wilde ha comprensione per me.
08 giugno 2009
Cercando, leggendo
Sto leggendo questo libro “La Dimora delle Bambole” di Mishima Yukio (autore giapponese). Ogni volta che lo apro vengo immediatamente avvolta dalle parole e dalle immagini e resto lì sospesa fino a che non interrompo la lettura. Eh sì, perché, anche se ho tanto tempo libero, parte di questo tempo è assorbito dalla ricerca di un lavoro.
Il progetto di mediazione culturale con il bimbo cinese è già terminato. Mi è dispiaciuto tantissimo salutarlo l'ultimo giorno di lezione. Piccolo pesciolino fuor d'acqua, vedrai che andrà tutto bene e all'improvviso scatterà quella molla che farà partire l'ingranaggio che ti farà parlare l'Italiano. Un po' come me che verso l'ottavo mese in Cina mi sono ritrovata ad usare strutture che fino ad allora erano solo pura teoria per me e finalmente ero riuscita ad utilizzare parlando. Senza pensarci su più di tanto, erano uscite dalla mia bocca precise e senza errori. Ci vuole un po'di tempo prima di entrare nel meccanismo della lingua cinese. E allo stesso modo per un Cinese ci vuole un po' di tempo per capire come funziona l'Italiano.
Ora, cercare lavoro è diventato il mio lavoro. Se qualche anima pia, passando per questo blog, magari ha qualche proposta (seria) da fare, basta scrivere e io vi invio il mio CV. Che ne dite?
Riporto un passaggio di pagina 6.
“Le fantasticherie non i hanno mai tarpato le ali. Da tempo ero solito librarmi in voli diversi da quelli che essi potevano immaginare. Si limitavano ad osservarmi dall'esterno mentre ero immerso nelle mie fantasticherie, senza intuire quanto vasto fosse il cielo della mia interiorità e come io, dispiegando le ali, vagassi da una costellazione all'altra”.
01 giugno 2009
A metà di un libro
La ricerca del lavoro continua. Ok, va bene,avrò pazienza, sono tornata soltanto da un mese, c’è la recessione, è estate. Tutto è così immobile. Ok tengo duro. Ok, ok, ok.
Nel frattempo, visto che ho tanto tempo libero, ho appena finito di leggere questo libro: Pastorale Americana, di Philip Roth. Davvero bel libro. Mi sono affezionata a Seymour lo Svedese. Le sue domande, i suoi perché senza risposta, i guanti perfetti , la moglie reginetta di bellezza, la figlia terrorista. Svedese, nessuno è perfetto, nemmeno tu.
Ora invece sto leggendo Lussuria, di Zhang Ailing. Una serie di racconti brevi. Carino, ma non è stato capace di trasportarmi. Mi lascia un po’ indifferente. Appena lo finisco devo decidermi a finire di leggere un libro di Dick che avevo lasciato in sospeso un anno fa. Ma non ne ho voglia. Non ho mai lasciato un libro a metà, mi fa sentire in colpa, è lì che mi guarda impaziente, ma proprio non ne ho voglia.
27 maggio 2009
22 maggio 2009
lucchetto sì lucchetto no
Leggendo il blog di Valentina ho scoperto che quella dei lucchetti degli amanti è un'idea che appartiene, ebbene sì, proprio ai Cinesi. In particolare ce ne sono a Badaling (un tratto della Muraglia Cinese), e sulla Montagna Gialla.
Riporto di seguito un pezzo dell'articolo, e anche il link al post completo: http://valencina2008.blogspot.com/2009/03/dalla-montagna-gialla-al-ponte-milvio.html
"Pare che già a partire dagli anni Ottanta si sia diffusa tra le giovani coppie la moda di attaccare i famigerati lucchetti alle catene di metallo che servono per tenersi durante la salita. Ora questi pegni d'amore sarebbero talmente numerosi da rendere impossibile l'utilizzo dei mancorrenti e quindi minacciare la sicurezza dei visitatori. E' iniziato così un dibattito sulla gestione di questa enorme mole di lucchetti, per cui sono state proposte diverse soluzioni, come creare un museo ad essi dedicato o addirittura fonderli per creare un unico enorme lucchetto a rappresentanza di tutti. Quest'ultima soluzione però pare non avere riscosso molto successo perché pone troppi problemi a lungo termine: che fare dei nuovi lucchetti che andranno aggiungendosi in futuro? Il giornalista teme che a lungo andare una distesa di lucchettoni rovinerebbe il panorama [...]
La soluzione che mi ha fatto più sorridere è stata quella più tipicamente cinese di istituire un registro dei lucchetti in cui, a pagamento, si possono iscrivere tutte le coppie desiderose di lasciare un segno del proprio amore sulla montagna. In cambio verrà loro rilasciato un attestato che certifica il loro "deposito" e che garantirà la custodia del lucchetto e la sua restituzione dopo un limite stabilito di anni. Già immagino l'ufficio del "dipartimento per la conservazione dei lucchetti dell'amore", al cui interno una mezza dozzina di impiegati con il cartellino numerato sonnecchiano guardando una soap in tv..."
15 maggio 2009
Cercasi lavoro
Grazie a Stefano, sono riuscita ad ottenere un lavoro come mediatrice linguistica in una scuola elementare. Si tratta di un progetto di sole 20 ore. Ma per cominciare, nel frattempo che sto cercando lavoro, ho accettato ben volentieri. Il bimbo è cinese ed è qui in Italia da sole 2 settimane e non parla una parola di italiano.
Povera stellina, mi sembra un pesce fuor d'acqua, proprio come me.
Ho cominciato ad insegnargli frasettine semplici, e per ora alcuni suoni bisillabici. Riconosce e sa scrivere le lettere dell'alfabeto, anche se le pronuncia come si pronuncia il pinyin Non ho la più pallida idea di come insegnargli i verbi. Cioè fargli capire che noi i verbi li coniughiamo. E gli articoli, cioè come faccio a spiegargli in cinese che noi abbiamo l'articolo e a cosa serve, senza utilizzare una terminologia specifica di cui al bimbo non frega assolutamente nulla?
Come si suol dire in cinese 慢慢来. Cioè pian piano ci arriviamo. In 20 ore non potrò insegnargli un gran che, senza tralasciare il fatto che il mio lavoro non consiste soltanto nell'insegnargli la lingua, ma aiutarlo a farlo sentire a suo agio, capire certe regole, farlo interessare a quello che lo circonda. Non sono soltanto la sua insegnante, sono la mediatrice, chiacchieriamo parecchio in cinese. Me lo son già preso a cuore. Che disastro che sono!
14 maggio 2009
lost
Queste sono domande che mi spiazzano. È andata bene, ma da dove comincio a raccontare? Non lo so se sono tornata per sempre, non lo so se riparto e non so cosa fare. Sto cercando lavoro, c'è la crisi, mi accontenterò. Non ho intenzione di sposarmi. Non so come andrà a finire con Stefano. Sono tornata qui soltanto per lui e le cose non stanno andando come mi aspettavo. Ho paura che rimarrò bloccata a Varese per sempre. Sto in mezzo agli amici ma la mia testa è lontana a migliaia di km da qui. Allo stesso tempo sto evitando contatti con le persone rimaste a Kunming, è troppo brutta la sensazione di sentirmi ancora lì e in realtà sono qui. L'altro giorno sistemavo tutte le mie cose in camera e mi sembrava di soffocare circondata da tutti quegli oggetti appartenenti ad un passato prima di Kunming. Tutti oggetti che non hanno a che fare con Kunming, oggetti concreti che tocco che hanno un significato e che mi fanno sembrare Kunming un miraggio, un sogno, qualcosa di lontano.
Non mi sento a mio agio. Mi sento persa.
08 maggio 2009
29 aprile 2009
back home
Riguardo al fatto che sono a casa mi sento strana. Come se non fossi mai partita. Questo post l'ho scritto a Bangkok, mentre stavo aspettando il secondo aereo per Malpensa. In questi giorni avrò tempo per riflettere cosa vuol dire strana.
"È ora di tornare a casa. La settimana prima della partenza è stata abbastanza impegnata, ho spedito circa 50 kg tra vestiti, libri, scarpe e varie. Ho girato per comprare gli ultimi regali, sono uscita quasi tutte le sere per godermi ogni istante con i miei amici,anche se in questo momento mi restano ricordi confusi…sarà stato troppo alcol o troppa emozione o tutti e due insieme. Infine come potevo non organizzare una bella festa d’addio? C’era tantissima gente, non mi aspettavo una presenza consistente di persone,invece il locale era talmente pieno che non si riusciva nemmeno a ballare. Musica scelta da me, regali scelti da me. Gli invitati han dovuto portare caramelle e lecca lecca. Giusto per addolcire l’addio, anche se la festa era intitolata “See you later”. Spero con tutta me stessa che si tratti di un arrivederci.
Come riassumere un anno trascorso a Kunming? Mi sembra di aver lasciato un’altra volta casa. Libby e Michelle, le mie due coinquiline, erano diventate come la mia famiglia. Non riesco nemmeno a descrivere come mi son sentita quando le ho salutate in aeroporto. Ci son persone che a salutarle, mi ha fatto davvero male. Una cosa che ho imparato è che meglio non mettere il mascara quando si deve andar via, portare con sé almeno 3 pacchetti di fazzoletti e occhiali da sole!
Ma come diceva qualcuno c’è sempre qualcun altro da conoscere, altri posti da vedere altre avventure da vivere. Bisogna guardar avanti per non restare incastrati nel passato. Abbraccerò di nuovo Stefano, e andrò a trovare i miei amici uno alla volta, casa per casa, domani sera. Chissà che faccia faranno quando mi vedranno fuori dalla porta!
Ciao Kunming, mi manchi già così tanto. Il mio pensiero va al momento in cui potrò ancora metter piede in Cina. Ho il mal di Cina. Ho il mal di Kunming".
22 aprile 2009
Ho fatto un sogno
Qualche giorno fa ho fatto un sogno. Un cane mi inseguiva, non era un cane qualsiasi, ma una bestia che voleva mordermi per nutrirsi della mia linfa vitale, la mia energia, la mia anima. Correvo in vicoli bui e cercavo di nascondermi ma lui era sempre lì dietro l’angolo. Correvo talmente tanto che potevo sentire il mio respiro rimbombare nelle orecchie al ritmo dei battiti del cuore. Ad un certo punto, quando credevo di averlo seminato, mi affaccio da una finestra e me lo ritrovo davanti e mi parla. Era esattamente uguale all'essere che rappresenta il nulla nel film “La Storia Infinita”. Il cane mi dice che è inutile scappare, lui deve nutrirsi della mia energia. Non può farci nulla e quindi mi deve inseguire. Quando mi parla sono terrorizzata ma allo stesso tempo sento anche un senso di sollievo e sicurezza. So che non posso più scappare, finalmente posso finire di correre. Finalmente è arrivata la fine. Poi mi sveglio. Naturalmente con ancora quel senso di paura e col cuore che mi batte a mille. La stanza è buia, è ancora notte. Cerco di calmarmi aprendo gli occhi per togliermi dalla mente l’immagine del cane. È tutto così silenzioso, e nel letto sono comoda, nonostante abbia ancora addosso quella brutta sensazione di angoscia. Anche da sveglia ho questa strana sensazione doppia, paura ma sicurezza.
Ci ho pensato su. Lo so che ho sognato la paura stessa (io ho paura dei cani). Avere paura è uno spreco di energie, bisogna affrontare i problemi con calma e raziocinio. Scappare non aiuta, tanto ci ritroveremo quelle paure e quei problemi sempre davanti. Tanto vale affrontarli e superarli.
È davvero ora di tornare a casa.
17 aprile 2009
5 Aprile. Si torna a casa.
Non ho avuto molto tempo di aggiornare il blog ultimamente. Ho tantissime cose da fare, stiamo recuperando le lezioni perse per il viaggio. Settimana scorsa l’ho passata con l’influenza e in più due miei amici son stati in ospedale per essersi beccati un parassita. Un’altra amica invece si è presa la febbre paratifoidea. Ora stanno tutti bene, un po’ provati ma fortunatamente bene. Io mi sono preoccupata, avevo paura di essermi presa il parassita anch’io, ma fortunatamente ho avuto solo una stupida influenza. Purtroppo mangiando sempre fuori casa si rischia molto di più a prendersi intossicazioni, avvelenamenti, etc. E purtroppo non tutti sono così attenti nel lavarsi le mani dopo essere andati in bagno.
Comunque proseguendo con il viaggio, dopo esser tornati dal lago Lugu, siamo tornati a Lijiang. Stavolta abbiamo cambiato guest house. Siamo andati in un posto un po’ più fuori dal centro, ma molto più bellino e accogliente. Abbiamo trovato questo posto grazie alla coppia di Shenzhen che avevamo conosciuto a Lige (il villaggio sul lago). Che coppia carina, sono stati proprio gentili con noi.
Abbiamo speso l’ultimo giorno di vacanza nella città di Suhe, appena a qualche km distante da Lijiang. Molto carina e meno commerciale rispetto a Lijiang. Si ha meno l’idea di città ricostruita, è un incrocio tra Dali e Lijiang. Le persone sono molto più accoglienti e disponibili a chiacchierare, ma comunque resta sempre un luogo molto turistico. Qui ho mangiato una specialità della zona, una pasta di consistenza gelatinosa a base di qualche legume servita fredda con peperoncino, aceto, arachidi e altre spezie. Strana la consistenza al primo boccone, ma mi è piaciuta.
A star via con lo zaino in spalla mi prende una strana sensazione, vorrei proseguire il viaggio per vedere altre città, vorrei non tornare indietro a Kunming, vorrei prendere un altro bus verso altre mete, conoscere altri viaggiatori, perdermi in quella luce particolare che hanno negli occhi. Sì perché ho notato questa cosa, tutti i viaggiatori, antipatici e simpatici, hanno qualcosa in comune. Uno sguardo luminoso e vivo. E anche la follia. Sì perché decidere di andarsene in giro per il mondo zaino in spalla è un po’ da folli.
È proprio ora di tornare e arrivederci Lijiang chissà quando ancora ti rivedrò.
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| Lijiang-Tiger leaping gorge-LuguHu |
11 aprile 2009
2-3-4 Aprile. Lugu Hu
Il lago Lugu si trova a nord dello Yunnan al confine con il Sichuan. Ci vogliono 7 ore di bus da Lijiang, dobbiamo svegliarci alle 6.30. Colazione con Baba, una focaccia tipica della città di Lijiang, un saluto a mamma naxi e alle ragazze che lavorano presso la guest house e si parte.
Ci godiamo un bel panorama e facciamo amicizia con i nostri compagni di viaggio. Siamo le due uniche laowai (straniere) il resto dei viaggiatori son cinesi, per lo più coppiette. Quando arriviamo a destinazione la natura si presenta così bella che sembra quasi irreale. Penso sia la prima volta, da quando sono qui, che vedo un luogo completamente non-turistico (sarà così ancora per breve tempo). Anche quando sono stata a Deqin (vicino Shangrila, sulle montagne a far trekking) il posto era abbastanza sperduto, ma qui attorno al lago non c’è davvero nulla. Nulla. Nulla. Il villaggio dove alloggiamo sarà composto sì e no da 20 case. Bellissimo. Il cielo è blu interrotto da qualche nuvola bianca, l’aria dal sapore leggero, il lago argento, i picchi delle montagne verde smeraldo. Penso a Porto Ceresio e all’idea che ho in mente di lago, il lungo lago costruito attorno la riva, le gelaterie, le mamme con i passeggini, le coppiette mano nella mano, le signore con i cani etc. Qui si presenta tutto un altro scenario, per nulla addomesticato.
In questa zona vive una minoranza etnica chiamata Mosuo. Sono considerati un sottogruppo della minoranza Naxi, perché hanno in comune le stesse origini tibetane, ma in realtà non hanno molto in comune con loro, né la lingua, né la religione, né i costumi tradizionali. Hanno una bellezza tutta loro, sono molto affascinanti, come i tibetani. I Mosuo sono famosi per il tipo di società matrilineare e per il “matrimonio che cammina”. Semplificando al massimo, ciò vuol dire che la donna sceglie il proprio marito, il quale, torna tutte le sere a casa dalla madre. Se la coppia divorzia i figli spettano alla madre e i mariti non hanno patria potestà. I padri biologici non contano, vengono considerati come padri dei bambini gli zii, cioè i fratelli della mamma. Gli uomini all’interno di questa società hanno soltanto potere politico.
Purtroppo, i cinesi Han, attratti da questa storia del matrimonio che cammina hanno trasformato questa usanza a loro piacimento dandone una falsa, e comoda, interpretazione alimentando la credenza che le donne ogni notte possono scegliere un partner diverso. Si può soltanto immaginare come stiano trasformando questa zona. È davvero un peccato. Scaccio questo pensiero e mi godo quel che domani non sarà più di questo pezzo di paradiso.
Decidiamo di restare soltanto un giorno, è stranissima la sensazione che abbiamo riguardo al tempo. Sembra non passare mai. L’orologio ha deciso di rallentare il ritmo, camminiamo tantissimo, ci sembra di aver macinato km su km, ma in realtà a corrispondenza di tempo abbiamo fatto soltanto pochi km. Andiamo a dormire prestissimo, siamo stanche. I nostri ritmi biologici sono cambiati, siamo sempre stanche dopo cena, e ci svegliamo, da sole, molto presto. Mangiamo pesce alla brace e verdure arrostite più una focaccia tipica del luogo fatta non so con quale farina, è leggermente dolce e ha un sapore familiare di castagnaccio.
Il giorno della partenza decidiamo di svegliarci alle 6 per andare a vedere l’alba sorgere sul lago. Prendiamo una barca, fa abbastanza freddo, ma quando i raggi di sole si allungano su di noi da dietro le montagne ci scaldano dolcemente. E' arrivato un nuovo giorno e ripartiamo verso Lijiang.
Poesia naturalmente rovinata dallo stupido autista che alle due laowai propone matrimonio Mosuo…
08 aprile 2009
31Marzo-1Aprile. The tiger leaping gorge.
Ci vogliono un paio di ore da Lijiang all’ingresso della Gola della Tigre che Salta. Il biglietto di ingresso costa 50 Yuan. Cominciamo a camminare insieme a qualche viaggiatore conosciuto il giorno prima, un paio di francesi e una russa. Soltanto più avanti conosciamo una coppia olandese e una ragazza cinese che sta viaggiando da sola.
All’inizio la strada è semplice ma abbastanza faticosa, non tanto per l’altitudine ma sono abbastanza fuori forma. Il panorama è bellissimo, ce la prendiamo comoda. Sotto si vede il fiume Yangzi e in alto i picchi delle montagne da un lato la Montagna Innevata del Dragone di Giada (5,596 m), dall'altro la Haba Xueshan (5,396 m). Finalmente vediamo il primo salto della tigre: un gigantesco masso nel fiume che è quello dove la tigre per sfuggire ad un cacciatore è saltata scappando (così dice una storia).
Pioviggina, ma l’aria fresca ci è d’aiuto più che d’impiccio. Decidiamo di arrivare all’Halfway guest house, restare lì per la notte e proseguire il giorno seguente. Se mai vi capiterà di andare all’Halfway fermatevi solo perché vale la pena di andare al bagno: c’è la vista più bella del mondo.
Il giorno seguente finiamo il percorso, stavolta è un po’ più pericoloso. Pioviggina ancora e alcuni tratti sono leggermente scivolosi, senza contare il fatto che la strada è proprio sull’orlo della gola. Basta far un po’ di attenzione, e mettere i piedi nei posti giusti. Passiamo sotto una cascata, Irene finisce dentro l’acqua. Non oso immaginare il freddo che si è presa ma la scena è stata troppo divertente (sorry!).
Il tratto che porta al secondo salto della tigre è relativamente corto ma tutto in discesa. In alcuni momenti ho davvero paura di cadere e rompermi qualcosa ma ce la faccio e lo spettacolo che si presenta davanti ai miei occhi vale la pena.
Facciamo ritorno a Lijiang, ho le gambe a pezzi ma sono felice. Ogni volta che mi trovo in montagna mi domando il perché di quella fatica che faccio e quasi mi pento, ma poi mi viene in mente la sensazione del dopo aver attraversato tutta quella strada e mi torna la forza per proseguire. Alla fine è vero che la montagna guarisce l’inquietudine.
07 aprile 2009
29-30 Marzo, si parte per Lijiang
Visto che il ritorno a casa si avvicina ne ho approfittato per fare l’ultimo viaggetto per andare a visitare un paio di posti che ancora non avevo visto ma di cui ho sempre sentito parlare: la Gola della Tigre che Salta e il lago Lugu.
Stavolta siamo solo in due a partire: io ed Irene, compagna di classe qui a Kunming, italiana come me. È stato piacevole avere qualcuno con cui parlare italiano, e con cui condividere paure e incertezze di un viaggio come questo. Di solito mi son sempre aggregata a persone un po’ più esperte di me, abituate a viaggiare da sole, e a cavarsela in ogni situazione. Diciamo che io sono ancora alle prime armi, ero agitatissima e altrettanto contenta di partire e ne è valsa davvero la pena!
Già sullo sleeping bus abbiamo conosciuto un Israeliano (ma quanto viaggiano questi qui, li incontro sempre dappertutto!) che ridendo e scherzando mi ha insegnato delle tecniche di pronto soccorso in caso di ferite gravi…ridendo e scherzando ho pensato ommiodddio spero di non doverle usare mai! Però ora so cosa fare per salvare un braccio o una gamba dall’essere amputate.
Arriviamo a Lijiang e decidiamo di alloggiare da Mama Naxi, non è la guest house più bella del mondo ma tutti ne parlano bene e ce la consigliano, in effetti l’atmosfera è piacevole. Gli ospiti mangiano tutti allo stesso tavolo e facciamo amicizia con diversi viaggiatori con cui andremo insieme alla Gola.
La prima giornata la spendiamo al Parco del Drago Nero. Carino, siamo riusciti ad evitare di pagare l’ingresso di 80 kuai entrando dall’entrata posteriore. Due simpatiche vecchiette Naxi, per un terzo del biglietto, ci hanno accompagnati all’ingresso secondario dove non c’è la biglietteria e nessuno che controlla i biglietti.
La sera comincia a piovere, cominciamo a preoccuparci perché ho sentito dire che il percorso della gola non è così facile e sicuro, mi han sconsigliato di farla con la pioggia. Discutiamo con mama naxi della cosa, e lei ci rassicura, con i suoi modi un po’ bruschi e diretti, di non preoccuparci, con questo tempo si può fare, domani non piove, è la stagione secca possiamo andare sicure. Ci fidiamo e il giorno dopo partiamo per la Gola.
(Foto scattata da Irene al parco. Mentre stavo in posa per una foto banalissima questa bambina è partita di corsa davanti alla macchina, mi ha fatto ridere tantissimo).
28 marzo 2009
KTV
Una cosa sorprendente è che i cinesi sanno cantare proprio tutti e non hanno bisogno di ubriacarsi per lanciarsi in una performance canora (e naturalmente l'alcol abbonda). Anzi, mi dicevano che ognuno ha il proprio cavallo di battaglia e addiritura si esercitano a casa. Ho provato a rifiutarmi di cantare, che ci volete fare, in fondo sono timida (non ridete), e non conoscevo molte delle persone presenti nella stanza. Infatti al KTV ci si prende una stanza apposta tutta per sè o il gruppo di persone con cui vai a cantare. Dopo che un cinese mi ha fatto la "ramanzina" per mezzora perchè ero lì e quindi mi dovevo buttare alla fine mi sono buttata e grazie agli ettolitri di birra nel cervello devo dire che non sono andata malaccio. Ho cantato una canzone di Robbie Williams, una dei Beatles e una di Gloria Gaynor. Mi han fatto provare a cantare una canzone in cinese, ma sono ancora troppo lenta nel leggere i caratteri, senza contare il fatto che i caratteri utilizzati in questi video sono quelli non semplificati che vengono usati ancora a Taiwan e Hong Kong. Ed è proprio da qui che arrivano i video delle canzoni (che sono davvero assurdi). Sono riuscita a parlare tutta la sera in cinese, e a capire più della metà delle cose che mi veniva detta. Posso dire che il mio livello sta notevolmente migliorando e che sono stata in Cina.
24 marzo 2009
un regalo inaspettato
A volte mi vedo come un albero di salice. A molti piace riposare sotto le mie foglie, godere della mia ombra e bellezza. D'altronde sono nata così ed è questa la mia natura. Ma arriva, prima o poi, il bambino di turno che si aggrappa e gioca con le mie fronde, sono flessibili e non si spezzano, ma non lo sa che mi faccio male.
Per fortuna invece ci sono persone che con dei gesti assolutamente casuali trasformano le nostre giornate meravigliosamente. Il mio amico ungherese, Matyas, ricordandosi che vado matta per il latte di mandorla, ha trovato casualmente da qualche parte una bevanda cinese al latte di mandorla! Il sapore, come si può immaginare, non un gran che, ma è bello sapere che anch'io posso sedermi all'ombra di un salice.
散步,passeggiando
Settimana scorsa cena a casa mia a base di pasta. Pasta ai funghi, pomodorini ciliegini e formaggio, lasagne. Avevo dimenticato che sapore avessero le lasagne, che strano vero? È la prima volta che mi capita una cosa del genere, sentire davvero la mancanza di qualcosa di familiare. In realtà il cibo italiano non mi è mai mancato così tanto, non ci ho mai prestato molta attenzione. Certo, quando mia mamma mi ha portato due kg di lindor quasi svenivo dalla commozione ma questa è un’altra storia!
Per l’occasione (e perché era il suo compleanno) la mia amica italiana ha portato il panforte di Siena. Non è mai stato il mio dolce preferito, ma appena la mia lingua è entrata a contatto con quel sapore dolcissimo di mandorla e canditi mi è presa una malinconia strana. Mi è sembrato di esser stata catapultata a casa in un nanosecondo a Natale. Che sapore familiare! Ero assorta in questi pensieri così piacevoli che anche il vino cinese mi sembrava buono!
I sopravvissuti alla cena, tre, si sono spalmati sul divano, due chiacchiere e un “digestivo”. Tre Italiani: io, un ragazzo toscano (una delle mie più vecchie conoscenze di Kunming, andate a vedervi il suo blog, io lo trovo estremamente interessante), e un altro varesino (qui per lavoro).
Dalla Colombia a Secondigliano finiamo anche per parlare di Kunming, ma più in generale delle abitudini che credo siano comuni alle città cinesi. Le costruzioni, i palazzi di questa città sono orrendi. I palazzi cesso, li chiamiamo, perché sono piastrellati come le pareti del gabinetto. Alcuni compound, come il mio, sono davvero brutti e non trasmettono nessun calore. Il mio appartamento è carino, la vista anche, sono fortunata perché riesco a vedere il tramonto dal balcone. Ma in generale questi casermoni grigi non sono bellissimi, visto che il cemento la fa da padrona.
Credo, però, che i luoghi siano fatti anche di persone.
Prima abitavo in un appartamento davvero bello, ma vivere in un palazzo di 30 piani mi faceva sentire come un insetto. Qui, dove il cemento governa, da mattina a sera ci sono bambini che scorazzano in giardino giocando e divertendosi. È una cosa che mi mette di buon umore. Scendo le scale, attraverso il cortile e vedo tutte queste nonnine e mamme che chiacchierano e giocano con questi bambini. È una cosa che mi fa sorridere sempre. Saluto il portinaio, faccio la discesona, prendo il bus e via, comincia la mia giornata: non caffè è cornetto, ma con un sorriso di qualche bambino che saluta la Waiguoren (la straniera).
Camminando per le strade di Kunming mi rendo conto che ogni giorno assisto sempre a scene fuori dal comune, cioè diverse da ciò che mi aspetterei di trovare in giro per Varese o in Europa in generale.
La vita, in generale, si svolge per strada. I vecchietti si mettono a giocare a Majiang, carte, scacchi in strada, le coppie litigano in strada, i ristoranti sono sempre tutti aperti, i camerieri e cuochi la mattina puliscono le verdure, pelano le patate, lavano i pesci seduti sugli sgabellini bassi fuori dall’entrata e la sera lavano i piatti e le pentole in strada. Le signore ballano e cantano e suonano in strada (al parco, o i qualsiasi piazzetta).Ci si lavano i denti in strada e perfino i capelli. Se prima lo trovavo strano ora lo trovo quasi poetico. Le finestre nei locali sono sempre aperte, anche quando in inverno fa un freddo maiale e si gela, ma per i cinesi deve passare l’aria fresca. Da un lato però li capisco, loro fumano ovunque e devo dire che in alcune circostanze ho preferito il freddo che la puzza! Tutto avviene in pubblico, a volte anche nei bagni non ci sono le porte e bisogna fare i propri comodi “in pubblico” (prima o poi parlerò anche dei bagni).
Una volta mi è capitato che tornando a casa di notte a piedi, come faccio sempre, mi sono imbattuta in una “carneficina”. Si stava avvicinando il capodanno cinese e per l’occasione questa famiglia stava pulendo i polli in strada. C’era un ammasso gigante di polli e sangue sul marciapiede. Non sto parlando di una decina di polli, ma di più di un centinaio. Alla luce di una lampadina, collegata solo per l’occasione, ho dovuto evitare di scivolare sul sangue e le frattaglie. Scena abbastanza pulp!
In Italia ho come l’impressione che si deve sempre andare da qualche parte. Non si scende semplicemente giù in strada, a far che? Si va sempre in piazzetta, la farmacia, la chiesa, il supermercato etc. la vita si svolge in maniera più discreta, appartata. Le prostitute, in Italia, stanno all’aperto. In Cina le prostitute stanno al chiuso. O magari ci sono all’aperto ma io non le ho mai viste. Anche i dentisti operano con la vetrina del negozio che da sulla strada, con le tende aperte. È possibile vedere una pulizia dentale in diretta.
Scendo le scale, attraverso il cortile, vado in strada e comincia la mia giornata.
21 marzo 2009
Io invece mi ricordo
Dream and they might come true
Things are never bad as they seem
So dream dream dream
(J. Mercer, Dream)
16 marzo 2009
Che c'è?
08 marzo 2009
8 Marzo
http://www.sexybeijing.tv
è un canale televisivo, è blog, è una risorsa di informazioni, ora che l'ho ritrovato non lo dimenticherò più! Dategli un occhiata e ditemi se la sigla iniziale (che accompagna ogni puntata) non è geniale! Adoro il loro tocco ironico!
Questo il reportage dedicato alla Festa della Donna.
Grazie per la dritta al blogger citato prima. Lui scrive qui "Secondo me... 对我来看。。。 In my opinion..."
06 marzo 2009
Hong Kong Express
"If a memory could be canned, I hope it can't expire. If an exipiring date must be added onto it, I hope it will be "a million years".
05 marzo 2009
Ascolta, piove

"Pioggia di primavera non è cattivo tempo".
Era da così tanto tempo che non pioveva che mi ero quasi dimenticata l'odore della pioggia sull'asfalto, sulla polvere. Mi ha ricordato il giorno della laurea, pioveva e avevo le mie belle scarpette rosse nuove. La condensa sui finestrini dell'auto, Milano, la sgradevole sensazione di umidiccio e freddo ai piedi e alle gambe. Ombrelli e acqua. Mi piace quest'odore, sa di qualcosa di nuovo. Quindi oggi non mi dispiace la pioggia. Ne approfitto per godermi casa mia e guadarmi un film ("The Home Songs Stories" di Tony Ayres).
Lascio la finestra aperta, nonostante il freddo, mi piace riempirmi i polmoni di quest'aria fresca.
04 marzo 2009
Ciliegi in fiore
01 marzo 2009
Addiction

Si sa, son dipendenze banali alle quali non pensiamo in modo razionale e che in realtà non cambiano la nostra vita. Infatti la mia vita non è cambiata solo perché non bevo più il caffè dopo pranzo, oppure perché la domenica sera non faccio più l’aperitivo con l’Americano. Per forza di cose ho cambiato tante abitudini: non guardo più la televisione, bevo pochissimo caffè, il formaggio è quasi scomparso dalla mia alimentazione per non parlare della pasta e dei dolci.
Ora una seria di nuove assuefazioni e piccole fissazioni.
Cinese. Non mi stanco mai di studiare cinese. Finisco le lezioni, vado a mangiare qualcosa per pranzo in compagnia dei miei compagni di scuola e poi mi infilo in qualche bar a studiare. Mi metto su l’Ipod rosa con la mia musica preferita e ci passo ore e ore tra caratteri e caratteri di cinese da memorizzare.
Shao Kao. Barbecue. Quando la sera non faccio in tempo a cenare, o non mi va di cucinare, o torno la mattina all’alba da qualche locale, basta che scenda le scale e sotto casa trovo uno di quei postacci in cui in Italia nessuna persona sana di mente metterebbe piede e mi ordino carne, pesce e verdure (soprattutto le melanzane). Naturalmente tutto con 一点点(pochissimo) peperoncino e 带走 porto via. Uno dei miei piatti preferiti sono gli Er Kuai, un tipo di pasta di riso saltato in padella con verdure e non so cos’altro. Di solito questi posti sono aperti soltanto di notte. Da astenersi deboli di stomaco, l’avvelenamento da cibo è comune.
Hot Pot. In Italia la domenica sera, di solito, si va a mangiare la pizza. Qui vado a magiare l’Hot Pot. Al centro del tavolo c’è una pentola piena di brodo a base di carne e spezie posta su un fornello. Poi vengono portati in tavola tutti gli ingredienti crudi come verdure, carne, pesce e tofu. Quando il brodo comincia a bollire ci si versano gli ingredienti e si aspetta qualche minuto fino a che siano cotti. Poi dopo alcune acrobazie con le bacchette per recuperare il cibo che cotto diventa scivoloso si intinge in salsine varie. La mia dipendenza da Hot Pot riguarda in particolare le strisce sottili di tofu, le polpettine di pesce, e la salsina al sesamo.
Frizzy Pazzi. Ho riscoperto le caramelle che scoppiettano in bocca. Le mangiavo quando ero bambina ma poi sono scomparse da mercato. Solo in Cina potevo ritrovarle! Una bustina non mi basta mai, sono a rischio di overdose da zucchero.
Manicure. In Italia mi sono sottoposta alla manicure un paio di volte: costosa e fatta male. Qui con 15 Yuan (circa 2 euro) mi posso sbizzarrire con qualsiasi colore, disegno e stranezze varie, cose che in IItalia non oserei mostrare mai! In questo momento in cui sto scrivendo sfoggio delle unghie nere con dei fiorellini bianchi disegnati a mano. Le ragazze del negozio sono simpatiche e ogni volta chiacchieriamo tantissimo (il concetto di tantissimo qui è relativo, dato che mi devo sforzare a parlare cinese e capire il kunminghua).
Tè e bevande varie. Non posso fare a meno del tè verde nella pausa durante le lezioni. Bevo acqua fredda soltanto se necessario, la birra calda non mi fa più nessun effetto di ribrezzo e posso affermare che mi sono anche abituata al gusto di Bai jiu, e quel saporino di alcol denaturato con cui di solito pulisco i mobili, non mi dispiace. Ho da aggiungere che prima di entrare in qualsiasi locale si acquistano le birre nei supermercati, aperti fino a notte fonda sotto le discoteche stesse, ed è impossibile trovarle fredde. Tutto ciò per perché comprarle fuori costa 3 Yuan mentre dentro costa 30 Yuan. Naturalmente nei locali si trova sempre qualche cinese contento di fare amicizia e di offrire da bere al Laowai di turno.
Bus numero 1. È il bus che va da casa mia in centro. Lo prendo tutte le mattine per andare a scuola e lo sera per uscire. La corsa costa solo 1 Yuan, ma io ho l’abbonamento. Una volta ho insultato l’autista da fuori perché aveva appena chiuso le porte e anche se il semaforo era rosso e nonostante fosse ancora fermo vicino alla pensilina, non ha voluto aprirmi la porta. Tutti i passeggeri mi guardavano allibiti. Chissà che avran pensato di me, di questa folle laowai che imprecava in una lingua che non è inglese!
Potrei andare avanti con l’elenco per ore, ma Kunming è la mia più grande dipendenza. La amo e la odio, ma la amo di più. Mi ci diverto da morire e mi ci annoio altrettanto. Dopo le lezioni di cinese amo andare in uno dei bar di Wen Lin Jie a studiare e bere il tè allo zenzero, o alla rosa o il tè rosso pu’er. Ultimamente ho ricominciato ad assumere dosi limitate di latte attraverso il Mochaccino, che poi alla fine non è altro che cappuccino con un po’ di cacao. Non importa quanto sia meraviglioso andare in giro e allontanarsi da questa piccola realtà di 5 milioni di abitanti, alla fine mi manca e tornare a casa (Kunming) è sempre un piacere.
23 febbraio 2009
Look into my eyes, you’ll see…
Mi è capitato di incontrare persone che con il loro sguardo mi hanno ammaliato, ma poi ,alla fine, dietro a quello sguardo ho trovato il vuoto. Oppure il contrario. O ancora, ho avuto la fortuna di incontrare persone dallo sguardo vivace che poi effettivamente erano vivaci.
Siamo attratti dall'insieme del viso? Il sorriso, è il sorriso che illumina gli occhi? Oppure, effettivamente, c’è qualcosa che è insita nella persona stessa che ci attira? Cos’è quella luce che vediamo negli occhi delle persone? Ad esempio, dicono che quando una donna è incinta ha uno sguardo diverso, da dove viene quella luce? I bambini piccoli hanno gli occhi più luminosi o sbaglio?
Siamo noi stessi, con il nostro umore, attitudine, stato mentale, chiamatelo come volete, che vediamo negli altri ciò che vogliamo vedere?
21 febbraio 2009
in fase di aggiornamento
Vado a lavorare, mi aspetta una lezione di inglese allo zoo di Kunming. School trip!
Buon Carnevale!
19 febbraio 2009
Perchè cerchiamo la bellezza?

Fuori un cielo bellissimo, sapete di che parlo: il caldo, la tranquillità, bellezza ovunque. Il mondo è mio!
Poi leggo i giornali e trovo orrore ovunque.
Ho visto questo film di Kim Ki Duk, Beautiful, è appena uscito in Korea. Interessante il tema ma ho come l'impressione che rimanga tutto in superficie. Parla di una ragazza bellissima di cui l'unica amica ne è gelosa e gli uomini vorrebbero solo possedere. Fatto sta che la ragazza viene stuprata da un maniaco che l'accusa di essere lei la colpevole stessa. E' colpevole di essere troppo bella. Così, come aveva anticipato una ragazza (brutta) conosciuta al parco pochi giorni prima, si avvera la profezia: la bellezza è destino.
Lei finisce per desiderare di ingrassare, poi diventa anoressica, poi bulimica e poi gira per le strade come una pazza vestita come una prostituta. Tutti si rapportano a questa ragazza solo in base alla sua bellezza, dall'amica al parrucchiere, dai poliziotti ai medici, e anche sul letto d'obitorio il suo corpo è trattato senza rispetto.
Il film potrebbe essere interessante, infatti mi piace questo tema della bellezza che si vorrebbe mettere in risalto. L'amore dichiarato, ma poi che amore è se è rivolto solo verso il guscio esteriore di questa ragazza troppo bella?
Tuttavia alla fine il film stesso è un po' superficiale quando mostra che gli uomini sono tutti meschini potenziali stupratori, le donne soltanto invidiose della bellezza altrui e le altre donne brutte. In più non mi è piaciuto il modo in cui è stato girato e alcune scene, purtroppo, risultano comiche.
Mi viene in mente che quando sono stata a Dali ho discusso per due giorni, con il mio amico svedese e un amico koreano, di soggettività e oggettività nella bellezza. La bellezza è soltanto soggettiva? Si può parlare di oggettività quando ci si riferisce alla bellezza?
Poi di ritorno a Kunming la mia amica spagnola mi ha posto un'altra domanda, perchè cerchiamo la bellezza?




